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Chiesa di Maiella

(Trivento (CB))

Luogo di culto nella contrada" Maiella " dedicato a Sant'Anna nel quale, in onore della Santa, si celebrano i festeggiamenti il 26 luglio e l'8 settembre (natività della Madonna).

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Trivento 8 settembre 1961 Tradizionale Festa di Maiella a Trivento
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Un'antica statua di S. Anna con la Madonna Bambina esce a mezzogiorno dalla chiesetta ed è
portata in processione per la vicina spianata. Con il giorno 8 settembre torna a Trivento la tradizionale festa di Maiella. E' una tipica festa popolare in campagna, a circa quattro chilometri da questo centro abitato, intorno ad una vecchia chiesa. La chiesa, la povera chiesa di campagna, non ha nulla di particolare. Sono quattro mura lisce e nude, con un altare centrale in gesso di cattivo gusto barocco, che non sembra opera di maestranze locali, le quali ab antiquo hanno sempre tenuto in gran pregio l'arte dello scalpello e delle sobrie costruzioni. Pregevole è invece la statua di S.Anna con la Madonna bambina, una statua di perfetta fattezza, che rimonta a vari secoli ed è pervenuta sicuramente dall'Abruzzo, una statua molto venerata da questa popolazione. Attaccata alla chiesa è l'abitazione del custode e nelle adiacenze una vecchia cisterna a tipo monastico ed avanzi di mura sono a testimoniare l'antica presenza del chiostro dei frati Celestini, quei frati che con lo spirito dell'Eremita del Morrone anche qui, da noi, costruirono il loro convento sette secoli or sono e fecero vita di raccoglimento e di preghiera. La chiesa, così come oggi si presenta
rafforzata, fino al '700 è servita da sepoltura delle persone abbienti del luogo, dietro pagamento di un canone alle autorità ecclesiastiche, come era di consuetudine. I poveri prima del 1870 venivano seppelliti nella così detta fossa comune. La campana, che dal campanile di nessun valore artistico sovrasta la chiesa, porta la data del 1321. Ma torniamo alla festa di Maiella dell '8 settembre, festa popolare di campagna, istituita,senza dubbio, dai Celestini. Partecipa ad essa gran parte del popolo; tutti prendono l'occasione per fare una bella scampagnata. Quivi non mancano capanne fatte con rami verdi, dove si vendono vini generosi e carne di capra cotta alla fiamma sotto gli stessi occhi del compratore; non mancano venditori di noci, di pesche pregiate, di uva squisita, di fichi dolci e saporosi, tutti frutti delle nostre valli ed anche dei paesi vicini Un tempo non lontano si poteva dire che la festa rappresentasse la sagra delle noci. I ragazzi si abbandonavano al giuoco delle noci con una passione tutta particolare. Allora non vi erano per loro altre distrazioni. Non manca tuttora il caratteristico tiro al gallo con le pietre. Qui si distinguono al tiro i gagliardi e robusti giovanotti dei campi. Il padrone del gallo pone la povera bestia a terra, legata ad un paletto; ad una certa distanza si piazzavano i tiratori. Ogni colpo viene permesso dietro pagamento di una data posta. Se il gallo è colpito dalla sassata il fortunato tiratore se ne impossessa immediatamente. E' un gioco che
richiede abilità, destrezza e muscoli ben allenati. La gente si appassiona allo spettacolo ed alle sorti delle bestiole condannate alla lapidazione e così passa il tempo. A mezzogiorno dalla piccola chiesa esce la statua della Santa, che e' portata in processione per tutta la spianata circonvicina ancora
piena di stoppie calde Così come è stata lasciata dai mietitori. Vi partecipano uomini e donne in fila
cantando preci a Maria e portando ciascuno in mano un ramo verde simbolo della fede. Non mancano spari di bombe carta, che provocano una lunga eco nell'ampia vallata, che si stende fino al
fiume Trigno. Effettuata la processione la gente si riversa nel bosco a lato della chiesa ed all'ombra di annose querce consuma in allegre compagnie la colazione al sacco. Ma un'altra figura tipica di Maiella di un tempo lontano era costituita dal vecchio eremita, chiamato comunemente "rernita", l'uomo di Dio che viveva tutto l'anno in solitudine ed in preghiera nei pressi della chiesa. Da oltre quaranta anni Giocondino è morto e dicono che abbia fatto la fine di un santo. Ora a Maiella la festa celestina dell '8 settembre ancora sopravvive negli usi triventini, ma pare che buona parte del suo misticismo e dell'antica poesia, con la sagra delle noci e la gioia dei bimbi, il vecchio "rernita"
Giocondino si è portata con sé.
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Dott. Silvio Colaneri

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