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S. E. Rev.ma Attilio Adinolfi

(Albano Laziale (RM) 11/11/1885 - Anagni (FR) 01/09/1945)

(dal libro "I VESCOVI DI TRIVENTO" di Mons. Ennio De Simone.)

Da qualche squarcio di muro vi entravano talora i ragazzi, riusciti a penetrare nell'orto dell'Episcopio, senza ritegno del fastidioso accesso, attraverso una zolla non pulita, deposito di immondizie.
Stavan cosi le cose, quando un giorno Mons. Adinolfi recitando il Breviario, lungo uno stradone dell'orto, se ne distrasse - come Galilei all'oscillar della lampada, nel Duomo di Pisa - per aver visto, in una incavatura del muro di sostegno al Coro dei Canonici, una finestrella, precisa nel taglio, chiusa da pietre e calcina, ma non tanto ermeticamente da non lasciare trapelare un qualche spiraglio di pallida luce, quasi scintilla di lucciola. Monsignore l'indomani fece aprire una breccia nei pressi della finestrella, e si trovò funestato a vista di un macabro spettacolo, come quello del Profeta Ezechiele, quando la mano del Signore lo menò in un campo sparso di ossa umane, ed "elle eran secche grandemente" .
Un ampio vano si schiuse allo sguardo trepido di S. Ecc., infarcito di teschi,
di stinchi, di ceneri e stracci, di passate triventine generazioni.
Senza esitare un momento, Mons. Adinolfi ordinò lo sgombero di quel lurido androne - cui fu dato presto il nome di "cripta" - e man mano che ne venivano fuori quei miseri e pietosi avanzi, si profilava al suo sguardo tutta la fine e precisa stuttura di quell'ambiente da secoli sconosciuto che tornava alla vita.
In men d'un anno la - si direbbe - alta impresa fu compiuta; e d'allora la nostra Cripta è di continuo visitata da forestieri di passaggio a Trivento, che ne riportano gradita impressione. Il nostro popolo vi accorre numeroso in occasione di sacri riti, che talvolta ivi si praticano.

Per debito di gratitudine, piacerebbe che i tanti visitatori concivi e estranei
potessero leggere in quei venerandi recessi il nome di colui che ne fu il geniale scopritore e solerte valorizzatore, mediante una tal quale iscrizione, che - se non se ne dettasse un'altra più bella e pregevole - potrebbe essere la seguente: 


ATTRATTO DA SPARSI E TENUI BARLUMI DI LUCE
ATTRAVERSO ANTICO MURO SCALCINATO E SDRUCITO
SUA ECCELLENZA MONS. ATTILIO ADINOLFI
INTRAVIDE "DI SACRO ORROR PERCOSSO"
QUESTA MAGNIFICA CRIPTA INTRICATA
TUTTA DI CUMOLI D'OSSA UMANE
E NON SFIDUCIATO DA SPESE OCCORRENTI
E DA IMBARAZZI BUROCRATICI
LA DISCHIUDE AL PIO E AMMIRATO SGUARDO DI CONCIVI ED ESTERI
A GLORIA DELLA VIVA FEDE DEGLI AVI E AL CULTO DELL'ARTE
(A.D. 1930)
NELL'ATTESA NUTRITA DI SPERANZA LIETA
CHE LA VETUSTA CRIPTA
CONTRARIAMENTE ALL'ETIMOLOGIA DELLA VOCE
SIGNIFICATE " ASCONDERE OCCULTARE"
APRA ALFINE IL SUO ALMO SENO
RINSERRATO DA SECOLI
A FARCI DONO DELL'OSSA DI SAN CASTO MARTIRE
NOSTRO I VESCOVO IVI GIACENTI


Con la felicissima apertura della nostra Cripta, si aprì a Mons. Adinolfi la via di Anagni - la Città de' Papi - ivi trasferito e promosso, ove, il I Settembre del 1945, morì in buon concetto di santità.

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