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Can. Prof. Bertrando Gianico

(Roccavivara (CB) 12/05/1902 - Roma 10/08/2001)

Padre: Giuseppe Maria
Madre: Maria Giuseppa (Maria Teresa)
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Bertrando Gianico, pur essendo nato a Roccavivara il 12 maggio 1902, per quello che ha fatto per Trivento, viene considerato un triventino a tutti gli effetti non solo per aver trascorso quasi tutta la sua vita a Trivento ma per averne promosso lo sviluppo culturale, sociale ed economico. Affidiamo alle parole del prof. Antonio Mucciaccio, preside del liceo classico di Termoli che studiò nel suo collegio, il ricordo che ne ha fatto in occasione del primo anniversario della sua morte: "Un anno fa, la sera del 10 agosto 2001, a Roma, all'età quasi di cento anni, cessava di vivere don Bertrando Gianico, persona a cui non solo Trivento, ma l'intero Molise e molti paesi pugliesi, campani, lucani, abruzzesi, marchigiani e perfino sardi, devono un perenne debito di gratitudine e riconoscenza. Don Gianico, infatti, oltre a quella di sacerdote aveva una grande vocazione di maestro. Fin da giovane, negli anni fra le due guerre mondiali, nella sua
casa di Roccavivara, accoglieva per un esiguo compenso giovani studenti, figli di povera gente che, sotto il suo severo magistero, venivano preparati ad affrontare privatamente gli esami di licenza ginnasiale. Nei giovani discepoli egli inculcava l'amore e la passione per lo studio. Faceva imparare a memoria molte versi delle più importanti opere letterarie come la "Divina Commedia" di Dante Alighieri "Il Canzoniere" di Petrarca, "L'Orlando Furioso" dell'Ariosto, "La Gerusalemme Liberata" del Tasso, molti canti di Leopardi, le Odi e i Sepolcri del Foscolo, il meglio della poesia del Carducci e del Pascoli. Ricordava ai suoi studenti di aver seguito da giovane in seminario le lezioni di un professore che era stato allievo del Carducci e che gli aveva narrato di come il giovane Pascoli, sebbene orfano, fosse riuscito, attraverso impegnativi studi, a succedere al Carducci sulla cattedra di letteratura italiana nell'Università di
Bologna. I suoi studenti, forti di una preparazione culturale tanto robusta, non solo superavano brillantemente gli esami ginnasiali, ma erano messi in grado di affrontare agevolmente il triennio ficcale e i successivi studi universitari.
Taluni di quei vecchi studenti, ancora viventi, a distanza di tanti anni sono ancora grati a don Gianico perché questi ha fornito loro il passaporto per la vita. Essi, infatti, riuscirono in seguito ad emergere e a ricoprire posti di altissimo prestigio nel mondo della scuola, nelle professioni e nelle istituzioni. Al termine della II guerra mondiale, tra le macerie e la miseria più nera, don Gianico non solo riprese le sue lezioni, ma si preoccupò di raccogliere i figli degli umili e di avviarli agli studi: unica via per il riscatto di una storica condizione di subalternità, di privazione, di povertà e di secolare silenzio. Erano orfani e figli di dispersi in guerra, ragazzi di famiglie sfollate, figli di contadini e di poveri braccianti, di artigiani, di emigranti, gente buona, semplice e indifesa. E don Gianico ancora una volta individuò nella via dello studio anche la via dell'emancipazione culturale, civile e sociale per centinaia e migliaia di ragazzi e ragazze provenienti, non solo dai paesi dell'intero Molise, ma anche da regioni più lontane: Abruzzo, Puglia, Basilicata, Marche, Campania, Lazio e Sardegna. Nel 1949 don Gianico aprì a Trivento il Convitto maschile. In seguito istituì la scuola media legalmente riconosciuta e proseguì nella preparazione dei giovani agli esami di licenza ginnasiale. Negli anni a seguire don Gianico diede vita all'Istituto Magistrale. In ultimo, finanche quando ormai aveva ceduto al peso degli anni e alla completa cecità, si prodigò con forza presso il Ministero della Pubblica Istituzione perché Trivento avesse l'Istituto per Geometri. Al grande impegno per lo studio, purtroppo, in tempi di miserie e di grandi difficoltà, facevano riscontro condizioni di vita spartana. I convittori, per una retta modesta, ricevevano un vitto altrettanto modesto costituito di pasta, fagioli, poco pane, nonché formaggini ed altri prodotti, dono del popolo degli Stati Uniti nell'ambito del piano Marshall. Il convitto era un edificio antico, con povere suppellettili, senza riscaldamento o con camere e aule
di studio molto semplici. Non c'erano campi da gioco, né cortili interni. La ricreazione veniva svolta in mezzo alla strada, davanti al convitto. Eppure quegli anni sono rimasti memorabili nel cuore e nella mente di tanti ex convittori
ed ex studenti, perché si viveva con poco, ma bastava anche poco per essere gioiosi e contenti: si scherzava su fatti ed avvenimenti della vita quotidiana e molto spesso si commentavano i fatti e i detti memorabili di don Gianico , di
quando difendeva a spada tratta i suoi convittori da accuse di persone esterne e di quando li redarguiva e li metteva in castigo all'interno del convitto. A distanza di molti anni tutti coloro che grazie a don Gianico hanno avuto la possibilità di studiare riconoscono che senza lui nessuno sarebbe diventato ciò che poi è stato. Don Gianico ha veramente operato per far sì che gli ultimi diventassero primi. Oggi i suoi ex convittori con il patrocinio del Comune di Trivento lo ricordano con una lapide, apposta il 10 agosto 2002 sulla parete dell'edificio, che un tempo fu sede del suo convitto, che recita testualmente:
"In questo edificio
Per molti anni
Don Bertrando Gianico
Tenne convitto
Ove migliaia di giovani
Figli di gente umile
Con studi severi e vita spartana
Conquistarono il proprio riscatto"
Oltre alla lapide sarebbe opportuno intitolare una strada a questo uomo che
ha istituito le scuole pubbliche di Trivento.


-scheda tratta dal volume del Prof. Tullio Farina “Trivento, Scritti Storici e Personaggi Memorabili” 

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