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S.E. Rev.ma Mons. Pio Augusto Crivellari

(Padova 03/02/1906 - Arco di Trento (TN) 03/02/1966)

Padre: Antonio
Madre: Amelia
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MONS. PIO AUGUSTO CRIVELLAR! O.F.M. sulla Cattedra di San Casto dal Marzo 1958 al 3 Febbraio 1966. Nacque in Padova il 3 Febbraio del 1906; fu il sesto dei dodici figli che allietarono i coniugi Antonio e N. D. Amelia Morganti, ambedue Terziari Francescani. La Famiglia Crivellari godè l'alta stima e la benevolenza del Cardinal Sarto, Patriarca di Venezia, poi Sommo Pontefice sotto il nome di Pio X, oggi elevato agli onori dell' Altare (San Pio X ).
Fu (la famiglia) contraddistinta dalla vocazione serafica di due de' suoi Figli: Padre Pio (il nostro Vescovo) de' Frati Minori, e Padre Fiorenzo de' Minori Conventuali e da quella Salesiana della Figlia Pia di Maria Ausiliatrice.
Il nostro Monsignore entrava nel Collegio Serafico, a Gìaccherino, in Toscana il 31 Ottobre 1918. Per motivi contigenti (la guerra), passò nell'Aprile del 1919, a Lonigo (Vicenza), nel Collegio Serafico di san Daniele Dal 15 febbraio 1921 al 16 Febbraio dell'anno successivo, compiuto il Noviziato, continuava gli studi ne' Conventi di Motta di Livenza, di Verona e Venezia.
Era consacrato Sacerdote il 23 Febbraio 1929 a Venezia, per le mani del Cardinal Patriarca La Fontaine . Nel Settembre dell'anno 1932, presso il Pontificio Istituto di Bergamo, conseguì la laurea in ''Scienze Sociali'.
La predicazione e l'apostolato della stampa impegnarono i giovani anni del suo Sacerdozio. Dal 7 Dicembre 1936 all'Agosto del 1949, fu Parroco intelligente ed energico della Parrocchia di san Francesco della Vigna a Venezia.
Inviato dalla fiducia de' Superiori Maggiori dell'Ordine in Argentina, quale Visitatore Generale de' Francescani, nell'anno 1949 , più tardi vi veniva eletto Delegato Generale. Ove esplicò una intensa attività, per quasi sette anni, fino all'Agosto del 1956, quando, spirato il suo mandato, tornava in Italia. Nel Capitolo Provinciale del 1957, veniva nominato Definitore Provinciale, prestando così parte delle sue ricche energie anche al governo della Provincia Francescana Veneta.
Il 27 Dicembre 1957 riceveva il biglietto di designazione alla diocesi firmato dal Cardinal Mimmi della Concistoriale - successore del Cardinal Piazza, già Patriarca di Venezia, che aveva eseguita la minuta inchiesta usa a farsi prima della elezione d'un soggetto all'Episcopato - in attesa del consenso o no al gravoso incarico. Quindi la Bolla di elezione venne firmata con degnazione dal Sommo Pontefice Pio XII, il giorno 7 febbraio 1958. L' 11 Febbraio ne fece la proclamazione al Capitolo Triventino l'Amministratore Apostolico S.E. Alberto Carinci e alla stessa ora al Preconizzato, al popolo di Venezia e Capitolo di S.Marco il Cardinal Roncalli, che precedette poi alla consacrazione episcopale dell'eletto con l'assistenza di Mons. Benigno Migliorini, Arcivescovo di Lanciano e Ortona e di Mons. Pacifico Perantoni, Vescovo di Gerace.
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Ingresso a Trivento.
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L'ingresso in Trivento, con le simpatiche tradizioni folcloristiche, fu fatto la sera del 29 Marzo , la vigilia della Domenica degli olivi, dell'ingresso solenne di Nostro Signore a Gerusalemme.
Da quel giorno di nostra "perfetta letizia" di quante elette iniziative è stato l'ideatore e l'artefice S.E. Crivellari.
Accenniamo alle principali:
1) Al suo primo entrare in Cattedrale, portatosi alla Cappella del SS. Sacramento, ebbe una stretta al cuore, a vista di un tabernacolo meschino e squallido, mentre Gesù - gli dovette passar per la mente - una sola volta
rinunziò alla povertà: nella sera della istituzione della Divina Eucarestia, quando volle ampia e ornata la sala del Cenacolo - Coenaculum magnum stratum" - e ne impegnò per i preparativi i discepoli Pietro e Giovanni - l'autorità e l'amore - "Euntes parate nobis' - .
Ebbene, non trascorse gran tempo, e la splendidezza di un nuovo Tabernacolo bandì la miseria del primo.
Ve lo descrivo: un Tabernacolo di proporzioni intonate a quelle della
Cappella che l'accoglie, del candore del marmo, con intarsio di più prezioso marmo screziato, con filettature in oro e pietre preziose incastrate a colori vari.
Lo rinserra una robusta porticina, resistente ad ogm audace e sacrilego attentato di portare via i vasi sacri se d'argento o d'oro, con satanico oltraggio delle Sacre Ostie. Nell'interno (del Tabernacolo). tutto un luccichio diffuso tra le pareti ai lati e l'altra del di sopra. Un calice di squisita fattura a basso rilievo, è l'emblema eucaristico, che più di ogni altro ornato si decora il Tabernacolo.
Sparsi sulla coppa di esso, senza ordine e simmetria, si scorgono dieci rubini di color rosso acceso. Oh! Radiosa e felice idea dell'artista: quei rubini così disposti sembrano stille di sangue - del Sangue di Cristo - venute fuori dal Calice, non capace di contenerlo tutto .
Del suo grande amore eucaristico, diede altra luminosa prova Monsignore nel giorno ultimo del Congresso Eucaristico di Castel di Sangro - 2 Settembre 1962 - presieduto da Sua Eminenza, il Signor Cardinale Carlo Confalonieri.
Nell'ora, infatti, della solenne (e ... interminabile) Processione, ricevuto nelle mani il sacro Ostensorio, Sua Eccellenza non se ne seppe più distaccare.
E quando qualcuno gli veniva suggerendo se volesse - credendolo affaticato e stanco - cederlo altrui, egli delicatamente declinava il cortese invito, e, forse - è bello pensarlo! - dava una più forte stretta all'Ostensorio, e volgeva un più acceso sguardo all'Ostia Divina.
2) In questi ultimi anni, si è venuto ampliando il Presbiterio della Cattedrale, per lo spostamento dell'Altare Maggiore e per il prolungamento del piano della balaustra, onde assicurare agio e sviluppo alle funzioni Capitolari e pontificali . Di conseguenza si prospettava inadatta al nuovo creato ambiente, l'antico Trono, dai suoi drappi, nei giorni solenni, tramati di oro o di argento filati, ma piccolo e stretto nelle dimensioni.
Sua Eccellenza, nelle sue iniziative, non affatto del tenore, della maniera di Q Fabio Massimo, il "temporeggiatore", diede subito ordinazione della struttura di un nuovo Trono Episcopale, che già fa bella mostra di sé, a lode e a onore dell'artigianato triventino.
3) Fu Mons. Agazio - come è stato detto - il geniale e generoso artefice del nostro Episcopio; ma passato Egli in Paradiso, or sono 78 anni, non molto s'è fatto da' suoi Successori, per la decorosa manutenzione del vasto edificio, all'infuori di rifacimenti e riparazioni di prima necessità.
Bisognava, perciò, conformarlo alle esigenze de' nuovi tempi, attrezzarlo a' cresciuti bisogni del viver civile.
Pure a questo ha pensato con munificenza e - si direbbe pure - con magnificenza S. Ecc. Mons. Cnvellari, che ha reso il nostro Episcopio una Casa Prelatizia, per ogni dove, bella e accogliente. E a tal punto, che: pregando in quella Cappella, attraversando quelle sale, entrando in quelle camere e sostando nella "Sala del trono", c'è facile l'impressione - per non dire: l'inganno - di trovarci a passare in un Episcopio di grande e rinomata città; non dico di grande e rinomata Diocesi , essendo pur tale la nostra.
4) Amante della splendidezza della Sacre funzioni, ha curato con assai fine gusto d'arte e diligente premura il restauro d'un prezioso ·"Parato bianco per Pontificali" - donato alla Cattedrale dal prelodato Mons. Agazio - suggerendone il trapasso de' tanti fregi e simboli intessuti in oro, su nuova tela di seta, a fili
ritorti e a trama d'oro filato.
Si suol dare il bel titolo di "Pellegrini Apostolici " a quei vescovi e Sacerdoti che, non per diporto, ma per zelo pastorale, son presi dalla passione di viaggiar sempre, e comunque. per mare. per terra. a piedi, in treno, a cavallo, in diligenza.
E questo bel titolo quanto si conviene al nostro Vescovo, ch'e staito:
A) Pellegrino Apostolico a' Piedi di Papa Giovanni XXIII, seguito da oltre 5.000 Diocesani, in quel memorando 10 Maggio del 1959.
Nel suo indirizzo al Pontefice, come ben si discerneva distintamente: il serafico ardore del Francescano; la nobiltà del figlio della Laguna; il fremito dell'anima sannita da lui compresa appieno.
E quando il Pontefice, in risposta a quel devoto e affettuoso indirizzo, prese a parlare, oh! con quanta gioia lo sentivamo proferire il nome della nostra Trivento.
E, forse, più di uno pensò: il nome di Trivento non è nuovo sotto Il cielo di Roma. Lo pronunziò Silla, capitano e poi Console dell'antica Roma, al tempo della guerra sociale, quando, inorgoglito per la grande vittoria sui Marsi, presso il lago Fùcino, inviò le schiere formidabili de' suoi soldati. a soffocare nel popolo sannita, l'ardente aspirazione al diritto di "Cittadinanza" Romana''.
E proscrisse al ferro e la fuoco, tra le altre città sannite, anche Tnvento, che in vasto incendio bruciò, e restò sepolta sotto le sue ceneri e le immani rovine. Non nuovo sì, in Roma, il nome di Trivento, ma con quanta diversità di intenzione, di fine, di disegno sulle labbra del Vescovo e del Papa in sì solenne incontro.
Il Vescovo preannunziò, in Trivento un rinnovato orgoglio di vita Cnstiana, e il Papa auspicò ai tardi figli di San Casto il conseguimento della cittadinanza di Roma celeste, di quella città della quale anche Cristo è cittadino e romano secondo il magnifico verso dell'Alighieri: "di quella Roma onde
Cristo è romano".
B) Pellegrino Apostolico alla volta dell 'America, il giorno 2 Agosto 1960.
Ci accade de sentire, di tanto in tanto che Sacerdoti e Vescovi, varcano l'Oceano per portarsi in America, a raccogliere offerte per fini indubbiamente onesti, per restauri di chiese, per erezioni di asili, di ricoveri di mendicità, e così via.
Ma che volete ch'io vi dica; noi siam fatti così: quella finalità di "'danaro" pare che appanni "l'apostolicità" della traversata, almeno in minima parte.
Questa nota utilitaria mancò a Mons. Crivellari, nel suo viaggio in America, perché l'America da lui raggiunta non fu l'America del dollaro, ma quella dei suoi Diocesani, dispersi in quelle vaste regioni, ove ebbe onoranze, solenni ricevimenti, ma ne partì a cintola smilza, magra, quasi vuota;
C) Pellegrino Apostolico verso Terra Santa, l'anno 1961. Col pio pensiero accompagniamo sempre quanti si avviano in Terra Santa, il Paese d Gesu a cercarvi - si direbbe le orme de' suoi piedi, a baciare quelle zolle che assorbirono le stille del suo sudore, le sue lacrime, il suo sangue. Ma quando sappiamo di Francescani a quella volta, un senso, di viva gratitudine ci si suscita in seno, perché essi sono, da secoli, di que' santi luoghi i Custodi valorosi, gagliardi, forti e assidui, pronti a sfidare que' profanatori, che pur vi vantano dei diritti di possesso: "Siam sempre all'erta! Non avanzerete di una spanna!" E noi, quando sapemmo ivi arrivato il nostro Vescovo Francescano, ci sentimmo alteri di considerarlo: un '"Crociato".
D) Pellegrino Apostolico, in terra nostra. Durante gli otto anni. del suo Episcopato, sì e no Mons. Crivellari sarà rimasto, per una settimana intera in Trivento, perché sempre in moto per la sua vasta Diocesi: dal Trigno al Biferno, dal Biferno al Sangro .
Difatti, in un momento duro e difficile, lo zelo per la salvezza delle anime affidategli non impedì '"lo suo fatale andare".
Narro: dopo un giorno di sole, pur nel crudo inverno, nella notte, un improvviso fischio gelido dell'aquilone, annunzia vicino lo scatenarsi, che all'istante infierisce in tutto il suo furore.
Ma al primo albeggiar il tempo sembra alquanto rabbonito, e Monsignore sì accinge ad una visita pastorale di una, non molto vicina parrocchia, fissata, in antecedenza pel tal giorno . Dai familiari si cerca_di distoglierlo da quell'andata, temendo una assai probabile recrudescenza di nuova burrasca, ma inutilmente e si parte.
A metà strada, il cielo s'intorbida, quindi: soffi di borea, una gelida minuta pioggerella, spruzzi di neve, e infine uno spesso lenzuolo di neve dagli strati in continuo aumento .
Avanti sempre avanti, a passi sforzati della macchina, ma . . . si arriva alla parrocchia La visita si compie con ogni diligenza; ma il ritorno all'Episcopio fa prevedere peggiori e più trepide difficoltà di transito . La neve è cresciuta in spessore.
E' ora di dirlo, nevvero? La parrocchia visitata quella di Roccavivara, a 642 m . nel giorno 31 Dicembre.
Nello snodarsi della via verso Trivento, tutta ad andirivieni, si profila la superba mole di una torre campanaria di una veneranda, per antichità, chiesa benedettina - oggi Santuario Mariano di nostra Diocesi - sotto il titolo di " Santa Maria di Canneto".
All'infuriar del turbine nevoso - ridesto in impeto e forza - dovè stentare Monsignore, chiuso qual'era nella macchina che s'incrostava di neve, ad avvistare la Chiesa. E forse, in quel momento, un improvviso ingorgo alla gola, uno scoppio di singulti e respiri strozzati (ne avemmo una penosa prova durante una sua Messa Pontificale in Cattedrale), uno strappo ai polmoni, gli poté far sospettare Il ritorno di un suo già sofferto malanno ma creduto dalla fiorente giovinezza e prestanza fisica, debellato e vinto. "Ahi! forse a tanto strazio - Cadde lo spirito anelo", ma non disperò! Il ricordo della Madonna, del Santuario incontrato lo rincorò, e - chi sa? - sotto la dolcezza del materno sguardo di Lei, avrà fatto a Dio il sacrificio della sua vita per il bene e la prosperità della sua Diocesi .
Con crudo strappo del cuore strappato alla sua Diocesi, passò degente nel Sanatorio d'Arco di Trento, ove gemè, per tre anni, a ricuperare, in ancora giovane età la salute, dalle insidie di un male di sua natura inesorabile.
Viva Iddio! la sera del 2 Febbraio, Festa della Madonna (della Candelora), ebbe l'impressione d'essere già guarito, e fece, giulivo, i preparativi per l'indomani in cui ricorreva il suo giorno natalizio, consistenti in Santa Messa concelebrata e in un fraterno e amichevole convivio (simposio) tra quanti gli volevan bene, in quella casa di dolore e di accese speranze ad uscirne sani.
Si aspetta, dunque, la prima ora di quella allegra mattina; ma un'altra ora era scoccata per lui, da nessuno sentita, restato solo nel chiuso di una camera del Sanatorio, trascorsa di poco la mezzanotte. Ma egli l'ascoltò e vi ci si preparò fu trovato, infatti, morto con le braccia incrociate sul petto, con la testa reclinata da un lato, proprio nella posa di chi a Dio raccomanda e affida le sorti dell'anima sua, e rassegnato aspetta il colpo di morte.
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I FUNERALI
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Solennissimi i funerali in suffragio ad ampio elogio resi a Mons. Crivellari.
1) in Arco di Trento - 2) a Verona - 3) in Trivento, vedovata del suo Pastore.
1) In Arco di Trento, nella chiesa parrocchiale, ove nell'imminenza del "mestissimo rito", arriva un prezioso "Messaggio" di Sua Eminenza il Signor Cardinale Giovanni Urbani, Patriarca di Venezia.
2) A Verona ove, acceso di serafico ardore il Fratino Crivellari trascorse
l'anno del suo Noviziato.
3) A Trivento: dalle prime ore del giorno 6 Febbraio - la vigilia della Domenica di Settuagesima - è tutta desta: ovunque striscioni listati a nero, con la scritta "Lutto cittadino", si alternano con i Manifesti del Capitolo-Cattedrale, del Municipio, del Seminario. delle Associazioni Religiose e Civili, in prima quella di Azione Cattolica.
Un'ansia affannosa affretta col desiderio l'arrivo della salma del Vescovo che rimarrà sempre con noi entro la tomba che aprì ad accogliere la sua spoglia e quelle dei suoi successori: Mons. Benedetto Terenzio, entro gli anni 1837 - 1854.
L'ora avanza; il campanone della Cattedrale, con i suoi lugubri rintocchi, annunzia che Monsignore è già in terra nostra; quel campanone - dico - che squillò tutto il giorno, e neppur tacque calata la sera e inoltrata la notte, alla fausta notizia della nomina di Lui a nostro novello Vescovo.
La bara entra in Cattedrale: molti i volti rigati di lagrime; molte braccia si protendono ad essa come a posarvi .baci, nella soave illusione di cogliere dalle sue (braccia) qualcuna di quelle ampie benedizioni, che copiose usava impartire, in vita.
Alla fine, sedato il brusio della folla immensa, posata la bara all'ombra di una gran Croce col Cristo confitto - una assai pregevole opera d'arte - un profondo silenzio invade il tempio; anche i bambini, prima in rissa tra loro per accaparrarsi un posto possibilmente più vicino al feretro, stanno zitti.
L'Arcidiacono della Cattedrale, allora, nel la sua qualità di primo tra
i Canonici - preferenza che in quel momento nessuno gl'invidiava - si avanza alla balaustra del Presbiterio per parlare. Pallido in viso.e respiro affannoso rotto di tanto in tanto, da qualche singulto, riesce finalmente a dire scandendo a sillabe le parole: "Bentornato Monsignore!"
In seguito di parole ne vennero tante, e allora non pianse più lui, pianse il popolo.
La salma in Episcopio. nella gran sala, detta del trono, trasformata in
"Camera ardente", vegliata tutta la notte da Sacerdoti, Suore e pie persone del laicato.
La mattina seguente, a spalle di giovani Sacerdoti il feretro passa in
Cattedrale.
Intanto si approssima l'ora della "Messa di requie'', che celebrerà l'Arcivescovo di Chieti : S E. Giovanni Battista Bosio.
Dentro il Presbiterio han preso posto le loro Eccellenze Ill/me e Rev/me: Mons Alberto Carinci, Vescovo di Bojano-Campobasso, Mons. Luciano Marcante, Vescovo di Sulmona, Mons. Marcello Morganti, Vescovo di Ascoli Piceno, Mons. Domenico Valeri, Vescovo di Avezzano, Mons. Giovanni Proni, Vescovo di Termoli, Mons. Costanzo Micci, Vescovo di Larino, Mons. Achille Palmerini, Vescovo di Isernia e Venafro, gli Arcivescovi : Giovani Bosio di Chieti, e Pacifico Perantoni di Lanciano.
Appiè del Presbiterio tra le Autorità Civili notiamo S.E. Gaspari, S.E. Sedati, S. E il Prefetto di Campobasso, gli Onorevoli: Bottari, Sammartino, Monte.
Di altre chiarissime personalità ci consentiamo non darne il nome, perché dovremmo enumerarne una lunga illustre teoria, col pericolo di riuscir . . . noiosi.
L a Messa Pontificale comincia - quella a tre voci del Perosi - eseguita con finezza d'arte dalla ''SCHOLA Cantorum" del Semmario Regionale di Chieti, cui appartiene il nostro Diocesano.
Compiuto il Divin Sacrificio, S. E. l'Arcivescovo di Lanciano: Mons.Perantoni legge l'elogio funebre dell'Estinto, nel quale fede e carità in santo e bell'ordine si congiungono.
All'ora del tramonto del giorno seguente, il campanone della Cattedrale annunzia imminente il seppellimento di Monsignore. N'é già stata aperta la tomba a riceverlo, nella navata centrale del Duomo. Il popolo accorre numeroso.mentre tre Sacerdoti: P. Fiorenzo germano del defunto, l'arcidiacono e il Can. Parroco, contemporaneamente e sopra tre altari a vista del feretro, celebrano Messe di suffragio.
Poi tutti intorno alla tomba spalancata. Agganciata da funi per lungo e per largo la bara, la si lascia calare nel vuoto del sepolcro ove giovani vigorosi e gagliardi vi son già discesi a riceverla a braccia forti protese perché essa a arrivi al fondo affettuosamente deposta e non masso che vi precipiti.
In quel mentre suonò !"'Ave Maria", e scese la prima notte su Monsignore chiuso nella tomba, dentro la sua Cattedrale.
In occasione della morte di S.E. Crivellari, è stata restaurata un'antica tomba, scavata nella navata di mezzo della Cattedrale, dietro ordine del Vescovo Mons. Terenzio che la preparò per lui e i suoi successori.
Vi si stende sopra un'ampia lastra di bronzo, con l'abituale emblema
episcopale: mitra, pastorale e croce di traverso.
In cima, a lettere chiare, a rilievo e a taglio netto, si legge l'iscrizione che segue.
SEPOLCRO DEI VESCOVI DI TRIVENTO
CHE NEL GOVERNO DI NOSTRA DIOCESI ANTICHISSIMA TRA LE ANTICHE DA "LABORIOSO CERTAME" CONSUNTI IN LOR GIOVANE O TARDA ETA' QUI COLTI DAL SONNO DI "SORELLA MORTE" E DALLA VERGINE SANTA PIAMENTE VEGLIATI
ASPETTANO IL GIORNO DELLA RISURREZIONE
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" Il giorno della lode "
- Sanno tutti che il giorno della morte è "il giorno della lode?"
- Forse no, perciò convien dirne la ragion suffragata da qualche esempio.
Quando il cielo minaccia burrasca e si inseguono guizzi di lampi e scrosci di tuoni, da noi si suole far suonare a distesa le campane perché si preghi : "A fulgure et tempestate, libera nos, Domine". (Signore, liberaci da ogni pericolo, in quest'ora torbida)
Invece la massa del popolo riferisce a quel suono, quasi fosse il rombo d'un cannone, la forza e il potere di squarciare le nubi, disperderne i nereggianti procellosi brani, perché torni il sereno . . . . Vana supposizlone, nevvero? . .
V'è invece un altro suono di campane che nel contempo invita alla preghiera e storna turbine di villanie e ingiurie - anche che le meritasse - l'uomo di cui le campane annunziano il funerale. Di lui si ricorda alcun bene, che pur avrà, talvolta, potuto fare; e se anche dovesse riuscirne vana la ricerca, tutto si covre col - così detto - manto di carità - in una con le pietose parole: poveretto ... poveretto! ... non era poi tanto cattivo, .. era buono!
Insomma, il giorno della morte, non è errato dirlo, "il giorno della lode"".
E lo credereste? Que' funebri rintocchi delle campane, pur ne' riguardi di persone sante fanno del giorno della loro morte: "il giorno della lode", celebrandone le virtù e col farne dimenticare i difetti.
- I difetti?!
- E chi non ne ha?
Se si dovessero scrivere e leggere le biografie degli uomini perfetti, non si dovrebbero scrivere e leggere neppure le biografie de' santi, perché nepure i santi, sono, in senso assoluto, perfetti. Forse proprio per questo i santi ci sono più cari e li sentiamo più vicini a noi.
Torniamo ora col pensiero a Mons. Crivellari, che nonostante i suoi difetti, de' quali egli era pienamente conscio e che non si curava di nascondere agli altri, le sue esequie destarono a Venezia, a Verona, a Trivento e in tutta la vasta Diocesi, un largo tributo di lodi, poiché di lui si profilava allo sguardo comune, distinta dalle umane ombrature, soltanto "la cara buona immagine paterna", aggraziata anche dalla bella persona.
E per l'appunto, amici e conoscenti, sciolsero all'urna di lui, un bel nutrito coro di veraci lodi: da Episcopi, Canoniche e Conventi; dalla Camera de' Deputati e dal Senato; dai Comandi militari .
"Specimen": Alcune prove
1) Segreteria di Stato di Sua San tità: "Mons. Crivellari anima pia"
2) Il Cardinale Patriarca di Venezia: "Mons. Crivellari fu religioso di
grande fede. Ora in cielo vede e gode; vede e ama; vede e prega per tutti"
3) Il Ministro Generale dell'Ordine de ' Frati Minori: "Mons. Crivellari fu
zelantissimo Vescovo Francescano.
4) Curia Provinciale de' Frati Minori di Trento: "Mons. Crivellari una
figura così nobile di Francescano e di Vescovo".
5) L'Arcivescovo di Trento: "Mons. Crivellari figura buona e cara"
.
"'E questo sia suggel ch'ogn'uomo sganni".
.
da "I Vescovi di Trivento - Da S.Casto a Pio Augusto Crivellari" di Mons. Ennio De Simone

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